mercoledì 11 giugno 2014

"mi avevano detto che quando sarei rinato lo avrei fatto collettivamente"

I fatti sono noti. Barbara Spinelli, dopo aver pubblicamente annunciato la sua rinuncia al seggio in virtù di una precisa strategia politica che consentisse di raccogliere voti grazie al suo nome, ci ripensa e incide.


La prima cosa per me grave è non aver rimesso questa scelta alla volontà di un'assemblea, con l'aggravante di aver scelto monocraticamente fra i due candidati emersi dalla sua ex-rinuncia.
Va detto anche che non conosco sufficientemente Furfaro e nello specifico SEL più lontana sta da me, meglio è. Il problema però è inconsciamente proprio questo: se con Altra Europa il tentativo è quello di sciogliere queste componenti in una forma politica nuova, allora ha senso continuare, avendo però la forza di fronteggiare le scelte come quella della Spinelli. Insomma o si decide per l'orizzontalità o morte. Del resto con che coraggio la Spinelli parla di divisioni identitarie se la sua scelta parte da una capacità di garanzia totalmente autoevocata? E chi dovrebbe garantirmi, me semplice elettore, dal monocratico garante?
Poi come ho detto qui, ho votato con lo scopo preciso di tenere fuori alcune persone assolutamente inadatte a rappresentare una qualsiasi capacità di contenuti. In questo ci ho infilato anche due voti di rispetto per Claudio Riccio ed Eleonora Forenza. Ed evidentemente passava per evitare il voto alla Spinelli e implicitamente voleva dire anche che qualsivoglia comitato di garanti non garantisce un bel niente se tiene conto solo di miserabili logiche spartitorie e non di processi, lotte e complessità.

C'è poi un altro grosso e preoccupante problema, il secondo: l'introduzione di Guido Viale all'assemblea del 7 giugno a Roma. Mi riferisco in particolare all'affermazione
abbiamo anche conquistato l'adesione, il sostegno attivo o delle iniziali simpatie da parte delle migliori intelligenze del paese, quelle che hanno dedicato una vita di studio e di impegno alla difesa dei diritti dei cittadini, dei lavoratori, della cultura, dell'ambiente. Non sottovalutiamo questo patrimonio. Il PCI ha avuto per anni un ruolo importante in questo paese grazie all'egemonia culturale che esercitava attraverso gli intellettuali che aveva saputo raccogliere intorno a sé. Oggi il PD non ne ha più nessuno. Stanno tutti con noi. Non sprechiamo questa straordinaria occasione. Diamo loro un ruolo nelle nostre battaglie e nelle nostre elaborazione e costruiamo una sede dove possano esercitare liberamente, ma in stretto contatto con la nostra iniziativa, il loro magistero.
Sinceramente vorrei capire cosa intende: un gruppo dirigente accademico sarebbe un tentativo al quale guardare con estrema ostilità. Il ruolo che dice Viale si costruisce nelle nostre battaglie e nelle nostre elaborazioni. Non è che uno gli deve dare il permesso. Se uno non sceglie l'orizzontalità come pratica politica, non è che gliela si deve assegnare d'ufficio. Io, che ho votato e che mi sono ripromesso di monitorare, non ne sento il bisogno.
Come dice Claudio Riccio quinon possiamo contestare le oligarchie se poi si riproduce al nostro interno un modello oligarchico ed elitario. 
Se questo è connaturato alla democrazia rappresentativa, allora è quella che deve cambiare. Cominciare al proprio interno significherebbe cominciare ad avere immaginazione.
E capacità simbolica, che una volta tanto dovremmo imparare da lotte lontane.
Compagne e compagni vi auguro buone albe. Il mio nome è Galeano, Subcomandante Insurgente Galeano.
Qualcun altro si chiama Galeano?
Oh, mi avevano detto che quando sarei rinato lo avrei fatto collettivamente.

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