giovedì 6 marzo 2014

So long European Left...

È finita, o meglio è finita prima di iniziare. Mi è bastato dare uno sguardo alla composizione delle liste, segnatamente a quella per il Collegio Sud, intuendone immediatamente le logiche. Per l'ennesima volta il mio tentato esercizio di realismo, la riflessione su quanto fosse necessario bilanciare lo strapotere in seno alle politiche europee delle pressioni ultraliberiste con una visione radicalmente diversa, quanto fosse assolutamente urgente ricomporre tutto il variegato mondo pro-Europa ma profondamente anticapitalista, è miseramente fallito. Perchè poi c'è la cruda realtà della politica da quattro soldi di questo pessimo paese, contro la quale speranze impegno e riflessioni si scontrano rovinosamente.


Chi, come me, sperava che la composizione della lista rispecchiasse almeno il tentativo di porre le basi per un percorso di coordinamento delle realtà che nei singoli contesti nazionali si occupano di portare lo scontro nei gangli del potere, fuori dalle logiche di partito, rivendicando diritti come casa, territorio, lavoro, ha visto questa speranza bellamente tradita. Ed evidentemente tradita proprio in questa Italia dove di fatto non esiste più una sinistra istituzionale, in completa rottura con la realtà del paese, dove invece con grandi sacrifici (dove per sacrifici si intende la pelle delle persone) il conflitto erode continuamente spazi di agibilità alla cappa imposta da un sistema totalmente estinto come quello dei partiti, arroccati come sono da un ventennio sullo schema craxiano-dalemiano del partito d'opinione.
In realtà il primo strisciante dubbio, respinto oltre la barriera dell'onestà intellettuale verso me stesso, mi era venuto quando ho visto chi erano i garanti (brrr...): insomma ci volevo già mettere una lapide appena ho sentito Flores d'Arcais, Revelli...ma tant'è, ingoiamo il rospo, questo qua, Tsipras, viene da lotte serie in un paese martoriato e ridotto al collasso oltre che dalla propria classe dirigente, da quegli esperimenti di distruzione di massa messi in pratica dalla fantomatica Troika. Se ha la forza di incidere sulla composizione delle liste, mi dicevo, mica darà spazio al solito teatrino (uno a me, uno a te, uno a SEL perchè c'è). Chiederà, pretenderà, radicalità nella scelte e nelle persone! A costo di prendere una batosta, ma coerenza se si vuole avviare questo esperimento.
E invece di radicalità manco l'ombra. Come si fa a dire che non si devono fare candidature politiche (subito rettificato in politici con incarichi negli ultimi 10 anni, vedi caso Sonia Alfano) se poi SEL e Rifondazione ci mettono i propri trombati alle politiche, per di più calando dei pezzi da novanta come Dino Di Palma, ex Presidente della Provincia di Napoli nel periodo di Rosetta Iervolino sindaco, nonchè ex vicecommissario al sottosuolo di Napoli?
Giuro che non volevo cominciare a scrivere in maniera rancorosa per questo blog, che è tutto da costruire. E forse non è rancore ma non posso dire di non essere profondamente incazzato, nauseato, deluso, tanto da non riuscire ad elaborare il disincanto con razionalità. E come me sono convinto sia estremamente delusa buona parte di chi si colloca fuori dalle logiche della pseudo-sinistra istituzionale italiana.
Non pretendo di averci capito qualcosa, il mio è puro umor nero. C'è chi mi dirà che sono stupido e settario, che sono fuori dalla realtà, che vendoliani e rifondaroli vanno riportati nell'alveo delle esperienze di mutazione costruttiva della sinistra radicale italiana, che c'è anche la presenza dei movimenti (ma chi, Casarini? o l'ex-Genova Social Forum? ma che ci siamo scordati i Disobbedienti e ciò che è seguito a Genova 2001? E quale extraparlamentarismo dovrebbe aggregare la candidatura di Casarini?).
Aspetto e spero che qualcuno mi faccia realmente cambiare idea, ma per ora rimango fedele alla mia onestà intellettuale.

1 commento:

  1. Giusto per completezza, questo il commento postato oggi su "La doppia sfida di Tsipras: cambiare l’Europa e la sinistra" di Teresa Pullano, da ilmanifesto.it del 6.3.2014
    Dubito sinceramente che cittadini e movimenti possano condividere con i partiti delle pratiche per "produrre lo spazio europeo" se a livello nazionale la formazione delle liste è frutto, come nel caso di L'Altra Europa, delle consuete logiche spartitorie, totalmente avulse dalle lotte. Non riesco sinceramente ancora a trovare una giustificazione per la presenza in lista nel Collegio Sud di personaggi come Dino Di Palma se non per un puro gioco di potere con SEL. Idem per la presenza di veri o fantomatici intellettuali, in tutti i collegi, con i quali sarei curioso di confrontarmi sul modello di welfare (Curzio Maltese, Valeria Parrella and so on). Insomma con grande sofferenza, devo constatare che le logiche non cambiano perchè in Italia (e questa è la palla al piede del livello nazionale) non cambiano le modalità di accesso alla discussione se non passando per le dirigenze di partiti (rifondazione, sel) o per veri e propri gruppi di pressione "intellettuali" (micromega) che ipocritamente si ergono a garanti. Se lo scenario è questo, so long European Left...

    RispondiElimina